Autore Topic: discesa tevere 2015  (Letto 5587 volte)

Offline simone486

  • pescainkayak.com user
  • Post: 42
    • roma
Re:discesa tevere 2015
« Risposta #20 il: Aprile 07, 2015, 20:28:04 pm »
Ancora solo sloletto per questa discesa ???
Ciao a tutti
simone
  • scupper pro, skd 486
simone

Offline acquamossa.com

  • User pescainkayak.com
  • *
  • Post: 120
  • canoista dilettante e istruttore di canoa
Re:discesa tevere 2015
« Risposta #21 il: Aprile 07, 2015, 20:41:25 pm »
Io farò 24 in tavola da sup, 25 e 26 in canoa canadese, 28 e 29 in tavola da sup.
  • Perception Triumph, Dag Midway, Rotomod Tempo, Rotomod OceanQuatro
andrea   ricci
339 8808 312
acquamossa@tiscali.it

Offline simone486

  • pescainkayak.com user
  • Post: 42
    • roma
Re:discesa tevere 2015
« Risposta #22 il: Maggio 05, 2015, 12:24:46 pm »
Infine ho partecipato alla discesa del Tevere.
E adesso vi ammollo il mio diario di bordo, compresi i complimenti all'organizzazione e i saluti agli amici partecipanti.

Diario di bordo DIT 2015.

Con il sedere, ma principalmente con i piedi realmente asciutti, provo a tirar giù, velocemente, qualche ricordo della mia prima discesa del Tevere.

23 Aprile - Tardo pomeriggio

Un giovane del Canoa Club Castello, al quale chiedo informazioni sull’organizzazione, mi guarda interdetto, mentre io con il programma stampato cerco di dimostrare che per la sera è prevista la cena. Il ragazzo, sempre più interdetto, mi fa notare che, certo, è prevista, ma per l’indomani, il 24, e non per oggi 23.
Cominciamo bene, ho sbagliato la data d’inizio.
Freneticamente telefono ai miei amici che mi devono raggiungere da Roma, informandoli che l’appuntamento non è per oggi, ma per la sera dell’indomani, cosa della quale, loro, ne sono pienamente coscienti.
Dove passare la notte l’ho già deciso, mi aggregherò a un gruppo di piccoli camper che ho notato all’arrivo, lì sotto il ponte. E’ un gruppo di tedeschi che da molti anni partecipa alla discesa.
Sciolgo il dilemma, dove andare a cena. Le scelte sono tra un ristorante indiano e uno locale che qualcuno del club mi ha indicato, la “Lea”. Opto per quest’ultimo, dove mangio della trippa, cucinata in modo completamente diverso da come la facciamo a Roma, ma altrettanto buona e saporita.

24 Aprile

Come da sempre mi alzo presto e vado a visitare la città. Pochissima gente in strada e molti lavori in corso. Faccio il perfetto turista infilandomi in quasi tutti i bar del centro.
Nel pomeriggio ritorno alla sede del circolo, dove cominciano ad arrivare le prime macchine con sopra i kayak e, finalmente, arriva anche la coppia dei miei amici: Maylise e Raffaele.
Li aiuto a montare la tenda in un posto che appare romanticissimo, vicino a un salto del fiume che, invece, si dimostra infernale per il rumore dell’acqua che li tiene svegli per quasi tutta la notte. Vicino a loro si attenda Vincenzo il quale mi darà un passaggio per raggiungere l’albergo dove è stata preparata la cena che aspettavo dalla sera precedente.
Si socializza con tutti i commensali, si nota chi è un veterano e chi invece, come me, è alla sua prima esperienza della discesa.
La parola d’ordine con la quale mi presento è, “Per me è la prima volta ! Per te?”. Ed è così che prendo contatto con Giovanni e Marco, padre e figlio, anche loro neofiti, che faranno la discesa sulle loro due canadesi.
Uno sguardo alle tavolate mi fa capire di essere tra i più anziani della numerosa comitiva.
A dormire, domani si comincia.

25 Aprile

Sveglia presto, d’altronde in marina o comunque quando si è a contatto con l’acqua, si fa tutto all’alba e di corsa!
Tra i più attivi noto Sigfrido che organizza la prima parte della colonna di macchine, alla quale mi aggrego, ci conduce a Umbertide, arrivo della prima tratta.
Aspettiamo il pulmino dell’organizzazione che arriverà dopo circa un’ora, visionando l’approdo e l’area circostante, tutto pulito e curato.
Ritorniamo al club di Città di Castello, dove tutti si muovono velocemente, quasi freneticamente, è evidente la voglia di cominciare.
Imperversa Nazareno, barba e capelli lunghi e bianchissimi, scatta foto a tutto ciò che muove, mi dicono che deve avere migliaia di fotografie, ma che solo pochi eletti sono riusciti a vedere.
Il rito della vestizione è stato fatto prima della partenza della colonna delle macchine. Il bidone stagno, con vettovaglie e ricambio, già sistemato sulla poppa del mio “Scupper Pro”, monto e faccio partire la piccola cinepresa, mi posiziono su una specie di scivolo di legno e al grido di “Savoia” mi faccio, appunto, scivolare.
Lo scafo è lungo, la prua raggiunge l’acqua, ma si ferma inclinato in avanti, un pezzo dello scivolo di legno si rompe, lo scafo si piega a sinistra ed io, da solo, senza scafo, scivolo in acqua iniziando così la stagione dei bagni.
“Cavolo, è gelata “ (la vera imprecazione è stata più colorita).
Qualcuno mi rimette a bordo e m’incita a pagaiare per riscaldarmi, cosa che faccio con foga e buona volontà, passo e ripasso sotto il ponte, sino a quando non è il mio turno di affrontare la prima rapida.
L’affronto a viso aperto, ma non è stato sufficiente, ho captato un leggero sbandamento a sinistra, cerco di compensare a destra e …“Troppa grazia San Antonio” mi ritrovo catapultato in acqua che, però, questa volta sembra meno gelata.
Vengono in soccorso, aggrappato a uno dei kayak dell’assistenza torno a riva, recupero scafo e pagaia e ricomincio a pagaiare, di nuovo, con foga e buona volontà per riscaldarmi.
Finalmente, ed era ora, comincio a scivolare sul Tevere e a guardarmi intorno, il panorama è indubbiamente interessante, come me lo aspettavo. Rive con grandi alberi affascinanti, qualche uccello, il rumore delle pagaie
La cinepresina sta riprendendo tutto questo e sarà bello rivedere il filmato a casa. Macché, nell’urto si è posta con l’obbiettivo verso il pollicione del mio piede destro, rinuncio alla ricerca del telecomando e lascio consumare in pace a batteria.
Accidenti un’altra rapida che, però, questa volta mi grazia, così riprende il mio viaggio con più di fiducia nelle mie capacità di kayakkaro.
Scivolo tranquillamente, sono tra gli ultimi del folto gruppo di canoisti che ritrovo raggruppato, quasi fermo, aspettando il turno per il passaggio della rapida.
Pian piano il gruppo passa e finalmente tocca me. Sono sicuro di farcela, la rapida precedente mi ha dato fiducia.
Errore, mi ero completamente dimenticato che non c’è due senza tre. Sono in acqua, trascinato lì dove vuole lei, su una roccia sbatto lo stinco e sento un male boia, sto scendendo con la testa verso valle e mi rendo conto che forse, a valle, è meglio metterci le gambe, non so come riesco farlo, sento un paio di colpi sul petto attutiti dal salvagente.
Però sono divenuto un esperto della procedura di soccorso, oramai la conosco a menadito: “Lascia tutto e attaccati al kayak dell’assistenza”.
A terra, prima di risalire e ripartire, faccio l’elenco dei danni:
Ho sbagliato pure il vestiario, ho indosso la muta corta, così posso vedere il mio stinco destro con uno sbrego, superficiale, ma gonfio in maniera impressionante. Rinfilo solo la gamba nell’acqua fredda e sto lì fino a quando il freddo ha il sopravvento. C’è una leggera brezza che mi fa tremare.
Tolgo il salvagente, indosso il keyway e sopra ci rimetto il salvagente, la brezza non mi tormenta più, ingurgito due barrette energetiche, e  vorrei fumarmi, ora, il mio sigaro.
Non ci sono più passaggi difficili e si via tranquillamente sino all’arrivo. Sono stanco e molto infreddolito raggiungiamo Montecastelli dove mangeremo e dormiremo.
Non ho molta fame, ma devo ingoiare qualcosa e poi subito a letto nel camperino, dove dormo profondamente.


26 Aprile

La mattina fatico a svegliarmi, sento i muscoli indolenziti e decido di non partecipare alla tappa odierna che, oltretutto, è di 33 km, ho paura di non farcela, oppure di distruggermi e finire, indegnamente, la mia discesa.
Con la carovana raggiungo il posto, dove avevamo lasciato i kayak, e carico il mio sul furgoncino, assisto alla partenza del gruppo e poi mi dirigo verso l’appuntamento da “Zia Rosa” . Quest’appuntamento è un vero e proprio rito, è l’incontro con la famiglia che abita da sempre nella zona, vicino alla diga, che rifocillò i primi canoisti che affrontavano la discesa. Con un velo di malinconia Andrea ricorda i canoisti che non ci sono più.
Aiuto al trasbordo di alcuni kayak. Oppongo un rifiuto a Maria che mi propone la tappa di trekking prevista per quel giorno e mi rimetto in moto. All’altezza di “Cinella” parcheggio la macchina e a piedi raggiungo il fiume, dove aspetto il passaggio delle canoe. Da dietro l’ansa sbuca una macchia coloratissima di scafi.  I colori ci sono tutti, poi c’è il roteare veloce, quasi frenetico delle pagaie dei kayak, mi colpisce e rimango particolarmente affascinato dalla lentezza della pagaiata e dall’eleganza dell’avanzamento delle canoe canadesi.
Riprendo il mio cammino e, con giri interni, su per le colline, mi dirigo alla ricerca di Pretola.

Nel parcheggio del CVA di Pretola riordino l’interno del camper, stendo su un cavo tutto ciò che è umido per asciugarlo, cosi, quell’’angolo di parcheggio assume l’aspetto di un vero campo Rom. Doccia tiepida e paziente attesa dell’arrivo della carovana previsto per le 17 ed effettuato dopo un bel salto come ultima difficoltà della giornata.


27 Aprile

Sto veramente bene, la giornata di riposo è stata la  scelta giusta, mi vesto, questa volta metto la muta lunga, anche perché quella che prima era una minaccia diventa pioggia reale.  Va tutto al meglio, in più, su indicazione di Bruno parto senza il bidone stagno,  metto pochissime cose nel gavone di prua e lo “Scupper Pro” diventa effettivamente più manovrabile. Le piccole rapide incontrate sono superate con sicurezza, quasi da esperto.
L’albero in acqua è il terrore dei canoisti fluviali, questo è detto da subito.
Superando la rapida lo vedo alla mia destra, sto nel letto della corrente e capisco che mi devo spostare leggermente, poggio la pagaia sulla sinistra e inizio la manovra ma davanti mi trovo uno della sicurezza : barbetta alla moschettiera, un salvagente coloratissimo, molto professionale con un moschettone gigantesco, che, fermo e di traverso mi guarda e urla.
“ALBERO”
 “LO VEDO” rispondo io.
 E allora lui si sposta verso il centro, proprio lì, dove tentavo di dirigermi.
questa volta urlo io “LEVETE DE MEZZO”,
Cerca di farlo, ma non cosi veloce quanto il mio scafo.
Il risultato è che in piena velocità lo prendo sulla poppa e intuisco il gioco del biliardo, perché lui è schizzato verso il centro del fiume ed io vado verso destra a costeggiare i rami emersi. Finito l’albero, mi ritrovo a mollo, ma questa volta, per tigna, non mollo lo scafo e insieme atterriamo su una spiaggia di ghiaia, la pagaia mi raggiunge subito dopo.
E poi piove, si mangia e piove, mannaggia se piove.
Arrivati ! tutti abbiamo freddo. Abbandoniamo i kayak all’approdo e saliamo sul pullman che ci porta al pro loco di zona.
Ci siamo persi Raffaele che non è sull’autobus, qualcuno dice di averlo visto su una macchina con un kayak arancione, la voce sarà smentita all’arrivo a S. Angelo di Celle, bisogna tornare indietro a cercarlo. Vado sotto la doccia calda, mi cambio e sono pronto alla ricerca quando, finalmente, arriva la notizia che Raffaele è stato recuperato, è di nuovo tra noi. L’ha rintracciato, sperduto in un bar, Sigfrido, uno dei discreti angeli custodi che, durante tutto il tragitto, ha tenuto d’occhio la maggior parte dei partecipanti.





28 Aprile

E’ piovuto per quasi tutta la notte ed io ho lasciato fuori l’attrezzatura, la mattina il pensiero della fatica d’indossare la muta bagnata mi fa rinunciare alla tappa. Carico il kayak sulla macchina e insieme alla carovana raggiungo la sede de “Il Poggiolo”, dove ceneremo, mentre gli altri salgono sull’autobus di collegamento e approfittando di una tregua della pioggia, ristendo tutta la mia roba grondante d’acqua nel tentativo, vano, di asciugarla.
Anche Romeo, toscano, s’è fermato. Ha una piccola roulotte e sul tetto della sua macchina ha due canoe, una è di legno che s’è costruito lui.
Abbiamo tutta la giornata a disposizione e decidiamo di andare a vedere la sistemazione prevista a Monte Castello di Vibio.
La sorpresa è enorme, il borgo è stupendo, tutto pulito, ben tenuto, piacevoli i panorami, siamo colpiti dalle tonalità di verde della campagna umbra. Visitiamo il più piccolo teatro del mondo accompagnati da due giovani. La ragazza è sarda, e si sente, i ragazzi ci raccontano, con entusiasmo, la lunga storia del teatrino che riesce a contenere solo 99 persone. Bivacchiamo al “Bar Centrale”, l’unico che abbiamo notato, socializzando con il gestore e altri due clienti, veniamo a sapere, quasi immediatamente, di fortune perse e di altre costruite, in pochi anni, da alcuni degli 80 abitanti “nelle mura”.
Nel pomeriggio torniamo al “Poggiolo” dove tutto è rimasto desolatamente bagnato, carico il kayak e lo porto sotto il ponte, luogo di partenza del giorno successivo. Smonto il rostro sul quale avevo montato la cinepresa, Carlo mi ha fatto notare che era molto pericoloso, e lascio solo soletto il mio scafo, mi sembra quasi di abbandonarlo.







29 Aprile

Oggi, per me, è l’ultimo giorno della discesa. Mi aspettano pochi km con un trasbordo, per la presenza di una diga e quella che, mi dicono, essere la rapida più difficile “Il Torgiano”.
Quest’ultima rapida, invece mi perdona, la affronto con sicurezza, riesco persino a vedere, in tempo, un paio di massi, m’infilo di prua diritto sulle onde e correggo in tempo con piccole poggiate, insomma un capolavoro.
Mah! Forse il Tevere mi vuole abbindolare, è chiaro che mi sta proponendo di tornare il prossimo anno, e …  poi guarda, c’è anche il sole.



PS.

Ringrazio tutta l’organizzazione comprendendo che non è una cosa semplice il lavoro che avete svolto.

In particolare un saluto a Carlo estremamente disponibile e comprensivo.

A tutti i partecipanti, anche se non li ho conosciuti uno ad uno.

Ai compagni di tavolata sperando di rivederli presto, magari anche prima della prossima discesa del Tevere

Sigfrido
Giovanni
 Marco
Bruno
Vincenzo –
 E …. (purtroppo non ricordo il nome) – Alto, pizzetto, una o due tappe in mountain bike, che dormiva in macchina e che, insieme a Sigfrido, s’è disperato nella ricerca delle chiavi della mia macchina nell’ultimo giorno della mia discesa. ( Se hai occasione di leggere questi appunti fatti vivo.

Comunque un abbraccio a tutti

Simone




  • scupper pro, skd 486
simone

Offline Nicola70

  • pescainkayak.com user
  • Post: 1.407
  • Pescatore della domenica !
    • Manduria (Ta)
Re:discesa tevere 2015
« Risposta #23 il: Maggio 05, 2015, 13:55:34 pm »
 :idea: Bello .... praticamente te lo sei fatto tutto  [///]
Sana e ricca invidia !!  ;D
Bravo  [///]
  • Hobie Revolution 13 - Hobie Oasis
Pagaiare è una cosa bellissima, passerei tutto il giorno a vedere gli altri che lo fanno ! (Paolos)

Cinca camina llecca .......cinca stai a casa secca !!!

Se non lo sai ............ Sallo !!!

Offline acquamossa.com

  • User pescainkayak.com
  • *
  • Post: 120
  • canoista dilettante e istruttore di canoa
Re:discesa tevere 2015
« Risposta #24 il: Maggio 05, 2015, 13:59:37 pm »
Simone e' stato bravo e coraggioso!
Certo le canoe da pesca non sono proprio adatte ai fiumi con corrente e rapide e qualche bagno c'e' stato.
Penso che Simone abbia imparato molto da questa esperienza.
ciao, Andrea
  • Perception Triumph, Dag Midway, Rotomod Tempo, Rotomod OceanQuatro
andrea   ricci
339 8808 312
acquamossa@tiscali.it

Offline andreaformaggi

  • pescainkayak.com user
  • Post: 1.424
  • PESCATORE da ZUPPA
Re:discesa tevere 2015
« Risposta #25 il: Maggio 05, 2015, 18:53:38 pm »
 :idea:
bravo Simone! [///]
  • OK Prowler 15 - WS Tarpon 160 - Kaskazi Marlin -

 

Gadget


15 euro spedizione inclusa (italia)!
Scrivi qui!

* Link alle case

jQuery UI Menu - Categories