Autore Topic: Cronache dal Pacifico 1.  (Letto 1070 volte)

Offline Jamraj

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Cronache dal Pacifico 1.
« il: Settembre 05, 2012, 19:13:45 pm »
Cronache dal Pacifico. 1
E’ mattina presto, la leggera pioggerellina che ci bagna in un afosa alba di fine agosto è cosa rara da queste parti, dove alle giornate di sole intenso si alternano solo veri e propri diluvi di un paio d’ore come quello di stanotte, si proprio quello che alle quattro mi aveva svegliato facendomi presagire un forfait per la giornata di pesca. Invece noi siamo qui, a pedalare sotto  sottili gocce di pioggia perché la macchina stamattina ha deciso di prendersi un giorno di vacanza, imperterriti e decisi a dedicarci al nostro passatempo preferito che manca da troppo tempo.
Arriviamo freschi e carichi al molo, dove immancabilmente il capitano è in ritardo, dopotutto non si può pretendere l’impossibile, questo è pur sempre Messico. Decido di chiamarlo per evitare inutili attese, pur conoscendo giá la risposta: il classico “Sto arrivando…” di chi si è appena svegliato e ha ancora i postumi della serata di ieri.
Usciamo dal canale alle otto passate, abbiamo perso giá una ora buona di pesca e sia io che Valentine, il mio compagno di avventure argentino, non siamo proprio contentissimi, ma Irwin, il giovane capitano di questa giornata è sereno e concentrato.
Decidiamo di andare a sud e tentare la sorte non lontano dalla costa, li dove le acque fangose del rio Marabasco, in questa stagione, si gettano in un oceano caldo e limpido, creando una zona di acqua marrone al cui confine sono soliti stazionare numerosi  Dorado (Dolphin fish o Lampughe nella nostra lingua).
Le onde sono grosse oggi, soprattutto nel tratto di costa alla fine della baia, scaliamo pareti di 3-4 metri nella zona vicino alla pietra del “Viejo”, nessuno se lo aspettava, e rapide occhiate di preoccupata perplessità lo dimostrano, fortunatamente appena passiamo il promontorio e ci dirigiamo più a largo, la situazione migliora di molto.
Ora un timido sole ci riempie gli occhi, il sale che respiriamo è l’aria che più ci piace, quella nella quale più di una volta abbiamo trovato un rifugio ideale ai problemi di tutti i giorni, quella che arrugginisce tutto tranne i nostri cuori.
Ci serve poco per arrivare nella zona di pesca, mezz’ora e siamo circondati da altre 6-7 barche, le solite facce, i soliti saluti e qualche gringo con la barca tirata a lucido. Caliamo le lenze e ci ritroviamo a percorrere un autostrada immaginaria il cui limite ben definito è il color beige delle acque dolci e sporche delle piogge dei giorni scorsi, noi però navighiamo su varie sfumature di un azzurro intenso, è questa la nostra zona di caccia. Abbiamo  quattro canne al lavoro, in acqua tre lenze con esche di piccole dimensioni, polpetti di 20 centimetri di lunghezza, con vari colori e uno un po’ più grande alla ricerca della sorpresa di giornata, passa quasi un ora e sembriamo gli unici a non pescare, ma è normale, stiamo ancora sondando il terreno, variamo velocità, artificiali e esploriamo la zona quando all’improvviso il rumore più dolce per le orecchie di un pescatore ci desta da un ristagno mentale, quello della “ciciarra”. La canna si flette e dietro di noi il primo salto della giornata, con riflessi gialli e verdi, due tre fughe violente e la barca che rallenta. Mi ritrovo al timone ancor prima che Irwin prenda il raffio da sotto la coperta di prua e Valentine la canna fra le mani. Il grosso Penn International macina metri e richiama a se il filo in nylon da 80 libbre, come farebbe un  padre con il figliol prodigo, e la matassa di filo in bobina cresce come i nostri sorrisi, passa qualche minuto e tiriamo a bordo uno splendido esemplare di Dorado di circa otto chili, non un mostro per queste zone, ma il primo di otto con la quale concluderemo la giornata.
Torniamo a casa nel primo pomeriggio, quando la benzina inizia a scarseggiare e il caldo fa emergere la stanchezza, aumentiamo la velocità e ritiriamo le lenze che ora hanno esche meno variopinte, le catture ci hanno orientato nella scelta dei colori e, almeno per oggi, l’abbinamento bianco e azzurro sembra averla fatta da padrone.  Riprendiamo la strada verso casa, la nostra fuga di una giornata ci è servita, abbiamo voglia di riabbracciare i nostri figli e le nostre compagne, e ci rendiamo conto, ancora una volta che quell’aria salmastra non solo non arrugginisce i nostri cuori, ma tira a lucido l’umore opacizzato dai piccoli problemi quotidiani.


Originale a: http://diariopesca.wordpress.com/2012/09/05/cronache-dal-pacifico-1/


  • Malibù II XL

Offline palmas69

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Re:Cronache dal Pacifico 1.
« Risposta #1 il: Settembre 05, 2012, 23:43:29 pm »
Bellissimo racconto, complimenti  :)

Offline redman

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Re:Cronache dal Pacifico 1.
« Risposta #2 il: Settembre 06, 2012, 11:17:25 am »
Praticamente un sogno ...  :idea:

 

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